Viaggio da sola: Cracovia

cracovia, krakow, krakòw, polonia

Viaggio da sola. “Sei pazza.” “È pericoloso.” “Ti annoierai sicuramente.” Email di conferma della Ryanair: solo andata per Bologna – Cracovia e il mio primo viaggio da sola ebbe inizio.

Ho deciso di viaggiare da sola perché semplicemente mi andava.

Non ero in conflitto con me stessa, non avevo grossi problemi da risolvere, non stavo scappando da nulla. Avevo lavorato tutta l’estate da cameriera dopo la sessione estiva, solo per poter partire e dato l’ultimo esame universitario della specialistica, adiós!

Sono un tipo che si annoia facilmente ma si diverte con poco, sono cosí distratta da notare un particolare dopo tanto tempo pur avendolo sotto gli occhi, ma alle volte sono l’unica tra la gente che mi circonda a notare quell’angolo nascosto da tutti.

E con lo stesso spirito, son partita e arrivata a Cracovia.

Il mio viaggio è stato dei piú classici in tema di zaino in spalla: ostelli, free walking tour, no laptop, no Smartphone (perso il primo giorno dentro un taxi). Sprovvista di tecnologia, Cracovia é stata una sorpresa sia per il soggiorno che per il mio approccio personale.

La prima impressione? Qui c’è stata una guerra. Lo senti nell’aria, non saprei come descrivere questa sensazione contrastante, in quanto fa parte proprio del suo fascino. Ecco, é una cittá romantica, nel senso originario del termine, quel misto tra terrore e sublime.

Capitale culturale della Polonia, il centro si snoda attorno alla piazza medievale piú grande d’Europa, Rynek Glowny (la piazza del Mercato) e tra le cose da vedere assolutamente c’è il Castello di Wavel.

Ma la parte che piú mi é rimasta nel cuore e della quale mi sono innamorata é il quartiere ebraico Kazimierz.

Durante la passeggiata per il centro storico ero in compagnia di tanti stranieri che come me, avevano preso parte al free walking tour, invece per Kazimierz ero completamente da sola. Incantevole e surreale.

Non avevo cartine, guide o le mappe di Google, quindi non avevo né una meta né un itinerario.

Mi sono persa tra le strade di questo fantastico quartiere, entrando in ristorantini, librerie e negozi vintage.

Adoravo guardare la street art sulle mura in rovina di alcuni palazzi, degustando zapiekanka e obwarzanek (il pretzel tedesco) nei pressi della Food Truck Square.

Street art in Kazimierz. © Alberto Cabello
Cracovia, Kazimierz. © Guido Heitkoetter

Riguardando la  mia agenda di viaggio, gli angoli (bar) piú belli di cui ho preso nota sono:

Mleczarnia Un bar che sa di anni’50, con quadri appesi alle pareti e tavoli con tovaglie di pizzo. Ideale per fare merenda con un cappuccino e dell’ottima torta.

Bunkiercafe. Un bar carinissimo con giardino all’interno di Planty krakowskie, aperto tutto l’anno. Uno di quei posticini bohemíen dall’atmosfera unica. Si puó ordinare dal caffé, al vino, alla birra, dall’insalata ai dolci: praticamente perfetto per ogni momento della giornata.

Forum Przestrzenie Il nome é impronunciabile ed il posto é indescrivibile. Bere una birra al tramonto, ammirando il Wavel che si erge dominando la Vistola, é impareggiabile. Io ero  lí a settembre e pioveva. Niente tramonto, ma vista meravigliosa ugualmente.

Pijalnia Wódki i Piwa. Bar aperto 24h e con il costo di 4 zlt/1euro per shot.  Per la serie “colazione con vodka.”

Prima di lasciare la Polonia, i miei due amici brasiliani conosciuti in ostello ed io, abbiamo deciso che la gita fuoriporta di Auschwitz meritava la nostra attenzione.

In una delle tante strade che si diramano dalla piazza centrale, in un ufficio piccolo e adombrato, una gentile signora ha prenotato i biglietti per la nostra meta, aspettando l’arrivo dell’autista. La prima impressione non era delle piú rassicuranti, ma alla fine il minivan ci ha portato a destinazione.

Auschwitz. Tutti i film visti sulla seconda guerra mondiale e la deportazione ebraica, non ti prepareranno mai abbastanza psicologicamente per reggere l’impatto.

Sono una persona emotiva, ma il contesto raddoppiava l’effetto sulla mia natura.

C’era un silenzio tetro a dispetto delle centinaia di persone in visita e se ti lasci suggestionare puoi ricostruire benissimo nella tua mente fatti realmente accaduti.

Un dettaglio che non dimenticheró mai è la montagna di valigie e scarpe ammassate in uno dei blocchi del campo.

Auschwitz Birkenau. © Félix Carrera

“Auschwitz è da considerarsi un enorme complesso di campi che comprendeva: dal 1940 il Campo di Auschwitz I (Campo base) , dal 1942, a circa tre chilometri dal Campo base, il Campo di Auschwitz II – Birkenau, a circa 6 chilometri il Campo di Auschwitz III – Monowitz ( Campo dove fu internato anche Primo Levi) oltre a circa 45 sotto-campi  e più di 40 chilometri quadrati di area di competenza del Campo; per ottenere questo grande territorio furono mandati via o internati tutti i polacchi che vi abitavano.

Arbeit Macht Frei” – Il lavoro rende liberi, ma nessuno riacquistò la libertà, i prigionieri diventavano liberi solo dopo la morte! Il fabbro Jan Liwacz fu deportato ad Auschwitz il 20/06/1940, era il prigioniero numero 1010, oppositore politico polacco non ebreo, ed a lui fu  dato  l’incarico di costruire la scritta all’ingresso del Campo; ma, per una sommessa rivolta contro i nazisti, saldò la lettera B di ARBEIT al  contrario, lettera che ancora oggi è visibile proprio sulla scritta all’entrata del Campo di Auschwitz I.”

Lasciato Auschwitz, la mia ultima notte polacca é stata in compagnia di Ciccio, l’unico italiano beccato in ostello. Cena classica polacca a base di Kapuśniak, Żurek e Pierogi, il tutto per pochi euro.

La Polonia é un Paese economico, se paragonato all’Italia ed é anche per questo che l’ho aggiunta nella lista dei Paesi in cui tornare.

Prima tappa del viaggio andata: 6 giorni e 5 notti a Cracovia. Vienna é la prossima destinazione e non ci sono arrivata senza prima essermi persa alla stazione degli autobus di Cracovia ( informatevi se l’autobus é nella parte superiore o inferiore dello stabilimento) e senza aver perso il primo autobus.

La compagnia Polski bus é abbastanza economica, da poter ricomprare subito un altro biglietto. Le avventure continuano su Viaggio da sola: Vienna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: