L’Avana, dal tramonto all’alba

In Centro Avana la gente viveva d’aria. Non aveva un centesimo, e ormai si era abituata a stare in piedi con acqua e zucchero, rum e sigari, e molta musica. È così. Finché si è vivi bisogna andare avanti come si può. Lottare per la vita, perché la morte è cosa certa” Trilogia sporca dell’Avana, P. Gutierrez

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Difficilmente puoi dimenticare una città come l’Avana. Ti travolge e ti si ci appiccica addosso come le lenzuola sudate in cui dormi nelle notti calde e umide. Ti stravolge con qualche guarapo di troppo e ti entra dentro con forza senza preavviso e mezze misure. Ed è tutta colpa dei cubani, con i loro sorrisi e la loro allegria, che hanno poco ma che hanno capito tutto su come vivere la buena vida.

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Voglio raccontarvi uno dei giorni più belli passati a Cuba, l’ultimo giorno all’Avana. Arrivammo all’Avana direttamente da Trinidad con un taxi condiviso, classica macchina cubana colorata degli anni ’60 senza aria condizionata. Non avevamo prenotato nessuna casa particular perché il piano iniziale era andare a Santa Clara, ma grazie al nostro primo host, trovammo Pavel, un signore cubano che condivise la sua casa con noi e un vecchio svedese in pensione. Quella giornata tra il viaggio e la sistemazione da trovare passò abbastanza velocemente.

Il mattino seguente decidemmo di vedere l’alba sul Malecòn, eravamo a due passi, 10 minuti da Calle Concordia, ma arrivammo comunque leggermente in ritardo. Il Malecòn era già abbastanza popolato da pescatori locali, le onde si infrangevano sugli scogli e gli edifici di fronte sembravano più decadenti e in rovina di quanto non fossero nella realtà.

l'alba sul Malecon Avana Cuba
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Ritornati a casa, uscimmo con Pavel e andammo a fare la spesa al mercato: guayava e papaya fresca per pochi pesos. Dopo colazione, passeggiammo per le vie del centro, andando un po’ a caso e senza sapere dove, fino a quando una piccola libreria catturò la mia attenzione. Vendevano libri sul Che e sulla storia di Cuba, pezzi antichi e ricoperti di polvere ed era gestita da un’anziana infermiera. Ci raccontò della guerra, di quando i contadini si ribellarono al regime di Batista ed erano uniti perché avevano fame.

cosa fare un giorno Avana Cuba
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Proseguimmo per le vie del centro, bevendo latte di cocco e succo di canna da zucchero corretto con rhum (il guarapo di cui vi parlavo prima), osservando la quotidianità della gente. Un musicista ci intrattenne con le note di Hasta Siempre Comandante e nonostante fosse roba per turisti, ci lasciò comunque incantati.

Dopo un pranzo classico a basse di riso e fagioli neri vicino alla splendida Plaza de la Catedral, ritornammo verso casa per incontrare Pavel.

Sulla via del ritorno cercai di fissare nella mia memoria ogni angolo e ogni strada di questa città: i supermercati mezzi vuoti, i giardini dove la gente si riunisce per connettersi a internet, le ragazze dal sedere alto e sodo, gli uomini dal fisico forte e asciutto, la tukola, i caffè improvvisati sui davanzali delle finestre, le bambole della Santeria, la puzza del carburante delle meravigliose auto cubane.

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Bevemmo birra nella veranda di Pavel, mentre ascoltavamo la sua storia: sua moglie e suo figlio vivevano negli Stati Uniti, lui era rimasto a Cuba e manteneva altri due figli, ospitando viaggiatori come noi con cui condivideva ricette di cucina, musica e un drink.

Lui amava Cuba e non voleva lasciarla, non importa se la vita lì fosse più dura, a lui bastava ascoltare la radio ( con qualche bicchiere di rhum) con i suoi amici dal tramonto all’alba.

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