La Palermo che non conosci – itinerario di un giorno

“Di norma il viaggiatore consapevole conosce già Palermo. L’ha già vista, oppure ne ha sentito parlare. Tanto che le cupolette di San Giovanni degli Eremiti sono per lui comunque un rivedere, anche se è la prima volta che si trova lì davanti. Per il viaggiatore consapevole Palermo è comunque un ripasso. Di Palermo ha sentito parlare tante di quelle volte che gli pare quasi di averci vissuto.
È una città deja vu, evocatrice di leggende, e non da ora. Quando l’Occidente ha pensato, con Diderot e d’Alambert, di mettere ordine nello scibile umano, già questa città era data per spacciata. Alla voce << Palermo >>, nella prima edizione dell’Enciclopedia, si leggeva una definizione liquidatoria: << Antica città distrutta da un terremoto>>. Una specie di Atlantide, praticamente. Un errore corretto fin dalla seconda edizione, ma significativo. È come se da allora in poi Palermo si sia dovuta impegnare a smentire questa leggenda, dimostrando di essere ancora viva. Non si sa per quanto ancora, ma viva. Lo si capisce, che è viva, dal fatto che ancora si muove. Si muove molto: ma non si sposta. È una costante che va sotto il nome dialettale di annacamento, una parola che non possiede una traduzione in lingua italiana. Quella che più si avvicina è cullare/cullarsi. Naca significa infatti propriamente culla, ma non rende per niente l’idea. L’idea è: il massimo del movimento col minimo spostamento. Ci siamo annacati un po’, ma siamo allo stesso punto. Questo pezzo è tratto dal libro di Roberto Alajmo, L’arte di annacarsi.Un viaggio in Sicilia che continua: “a Palermo si può vivere benissimo, a patto però di comportarsi da turisti. Tutto sta nel rapporto fra tempo a disposizione (poco) e denaro da spendere (molto). Il tempo da turista è sempre tempo concentrato, da sfruttare rinunciando alle economie. Sulla base di questi parametri, Palermo è forse la città più bella del mondo. Ma non bisogna chiederle altro. La prima uscita con una partner del genere non è mai significativa. È facile innamorarsi di una (città) come Palermo. È facile persino finirci a letto. La parte difficile è il risveglio, l’indomani mattina.”

Ero già stata a Palermo prima della lettura di questo libro e anche io mi sono comportata come una dei tanti turisti, attratta dalla decadenza, che scatta una foto, mangia un’arancina e se ne va. Dopo aver letto questo libro, ho deciso di tornare una seconda volta a Palermo e provare a cambiare quantomeno prospettiva e andare un po’ più a fondo.

Grazie all’iniziativa Le vie dei Tesori, il mio viaggio in solitaria a Palermo è stato un mix di emozioni: stupore per la bellezza, riflessione sulla storia e consapevolezza della realtà del nostro Paese.

Le Vie dei Tesori è tra i più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città e ho prenotato il viaggio a Palermo, casualmente proprio in questa occasione. Comprando un carnet d’ingressi al costo di 10 € ( ma ci sono diverse opzioni), puoi visitare 10 luoghi del circuito ( e sono più di cento!)

Ma ecco vediamo subito un possibile itinerario per scoprire la Palermo che non conosci!

1.Stanze al Genio – Il museo della Maiolica

All’interno dei saloni settecenteschi di Palazzo Torre Pirajino, in via Giuseppe Garibaldi, si trova la Casa – museo “Stanze al Genio”. Nelle affascinanti ed eleganti sale, è esposta una ricca collezione di antiche mattonelle di maiolica. Questa collezione privata è costituita da 4900 mattonelle siciliane e napoletana, disposte in ognuna delle otte stanze per area tematica. All’interno della “Casa Museo” vi sono inoltre delle collezioni minori quali giocattoli antichi, scatole di latta, oggetti vintage e articoli inerenti la cancelleria d’epoca.

Indirizzo: Via Giuseppe Garibaldi, 11

2. Palazzo Alliata di Villafranca

Qui la magnificienza è al di là di ogni immaginazione. Entrare in questo palazzo è come fare un salto nei fasti del Settecento palermitano. Si rimane subito abbagliati da affreschi, stucchi, maioliche, mobili, arredi, collezioni d’arte. Sorto sui resti di due edifici di proprietà di don Aloisio Beccadelli di Bologna, Palazzo Alliata fu realizzato a metà del XVII secolo per volere di Francesco Allita e Lanza, settimo barone, terzo principe di Villafranca e duca di Sala di Paruta, ma dopo il terremoto del 1751 fu completamente ristrutturato.

Il cuore di palazzo Alliata di Villafranca è oltre, nell’ultima stanza, è un Crocefisso di Van Dyck. Antoon accolse l’invito di  Emanuele Filiberto di Savoia, viceré di Sicilia per conto del re di Spagna Filippo IV, e si trasferì in Sicilia. Poco tempo dopo la città di Palermo fu colpita da una terribile epidemia di peste che uccise lo stesso Emanuele Filiberto. Malgrado l’infuriare della pestilenza, Van Dyck rimase in città all’incirca fino al settembre 1624. Una delle cose che mi ha più colpito della spiegazione della guida è che nonostante la peste e il disfacimento, Van Dyck dipinge un Cristo luminoso, chiarissimo; morente in croce, eppure radioso come già risorto, una sorta di voto per essere sfuggito alla morte.

Indirizzo: Piazza Bologni, 20

3. Castello della Zisa

Questo è il luogo, per eccellenza, dove i potenti e illuminati re normanni si rifugiavano nel periodo della calura estiva, tra riposo e sollazzi. Pur essendo stato commissionato dai Normanni, è uno dei monumenti più rappresentativi dello stile arabo-normanno a Palermo. Voluto da GuglielmoI e poi completato da Guglielmo II, ricadeva all’interno del parco reale, il “Genoardo”, che si estendeva a perdita d’occhio. Il giardino era un’oasi con alberi, piante, fiori, fontane zampillanti e animali esotici. La “Zisa”, come suggerisce l’etimologia araba, era proprio “la splendida”. Ancor oggi esercita un grande fascino. Oggi la Zisa ospita il Museo d’arte islamica, che raccoglie opere provenienti dalla Sicilia e dall’area mediterranea, prodotte tra il IX e il XII secolo.

Indirizzo:  Piazza Zisa

4. Palazzo Gulì – No Mafia Memorial

Gestito dal Centro Siciliano di documentazione intitolato a Peppino Impastato, questo è un luogo dove viene raccontata la storia della mafia e delle sue vittime, il rapporto con il territorio, le conseguenze nefaste sullo sviluppo della Sicilia. Il Palazzo è chiamato Gulì, dal nome della famiglia di famosi pasticceri che lo comprò nell’Ottocento. Precedentemente faceva parte del monastero del Gran cancelliere, fondato nel 1171 da Matteo Ajello. Ho avuto la fortuna di vedere la mostra antologica di Pino ManzellaL’Isola che fiorisce”, dove viene rappresentata “la Sicilia, o meglio le Sicilie, con tutte le sue contraddizioni, con i suoi miti e i suoi stereotipi ma pure le sue semplici, quotidiane, umili e preziose speranze-certezze”.

Pino Manzella insieme alle sue Sicilie presenta anche alcuni dipinti dedicati al ricordo di Peppino Impastato, nel tentativo di non disperdere una memoria che, come scrive Lavinia Spalanca in una presentazione dedicata a queste opere è: “una memoria labile come la sabbia che sfarina i libri di storia o svolazza leggera nei cieli dell’indifferenza, […]una memoria mistificata nella rete di menzogne e depistaggi (Il groviglio), che solo una tardiva inchiesta parlamentare ha riconsegnato alla verità dei fatti”.

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 353

5. Oratorio di San Lorenzo

Questo è un luogo di rara bellezza, noto non soltanto alla storia dell’arte ma anche alla cronaca nera. Si trova nel mandamento Kalsa, in adiacenza alla Basilica di San Francesco d’Assisi, e vi si accede tramite un giardino di papiri e aranci. Fu realizzato alla fine del 1500, come sede della compagnia di San Francesco, sui resti di una chiesetta dedicata a San Lorenzo. Nell’ottobre del 1969, finì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per il clamoroso furto della “Natività coi Santi Francesco e Lorenzo”, capolavoro di Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipinto nell’ottobre del 1609. Lo splendido quadro non fu mai ritrovato, ma oggi la nicchia rimasta vuota ospita un “clone”. La storia del furto è ancora avvolta nel mistero, con periodici colpi di scena e rivelazioni. L’oratorio è un vero e proprio scrigno d’arte con i preziosi bassorilievi prospettici di Giacomo Serpotta.

Indirizzo: Via dell’Immacolatella, 1

Palermo è bellezza. È così piena di bellezza che, purtroppo, quando tu hai tanta bellezza, la ignori. (Domenico Dolce)

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