Cosa vedere a Marettimo, la regina delle Egadi

C’è un’isola tra le Egadi, la più lontana delle tre, dove la natura regna sovrana, la gente gira soltanto a piedi e di notte si può ammirare la via lattea, cullati dal rumore del mare.

Marettimo è un’isola per la maggior parte selvaggia, impervia e difficile, ma dalla bellezza straordinaria. Non ci sono hotel e chilometri di spiaggia. È il posto ideale per chi ama fare trekking e per chi vuole esplorare un intero mondo sommerso. È stato amore a prima vista e troppo pochi sono stati i miei giorni di permanenza, lo scorso agosto. Proverò a raccontarvi cosa vedere a Marettimo, la regina delle Egadi.

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Trekking e Natura

Quando stai per arrivare a Marettimo, dall’aliscafo si vede una montagna verde in mezzo al mare. Ti chiedi come potrai mai percorrere gli stretti e ripidi sentieri, per avere accesso agli scorci panoramici da cartolina che l’isola offre e invece per quanto Marettimo possa risultare apparentemente difficile, si svela con più facilità del previsto.

Tutti i sentieri hanno come punto di partenza il paese di Marettimo e tutti sono percorribili con semplici scarpe da ginnastica, ovviamente quelle da trekking sono sempre consigliate, per muoversi con ancora più libertà.

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Uno dei più famosi è sicuramente quello verso Punta Troia, lungo il sentiero costiero che parte proprio dal bar e che in circa un’ora e mezza porta al castello omonimo. Il sentiero non presenta particolari difficoltà ma bisogna fare attenzione lungo alcuni tratti esposti, il caldo estivo e l’umidità rendono la camminata assai faticosa ed è consigliabile incamminarsi la mattina presto.

Da fare assolutamente è la camminata che pota fino a Monte Falcone. Percorrendo un sentiero lastricato si sale alle cosiddette Case Romane, nei cui pressi si trova una sorgente. Si prosegue verso Nord-Ovest, passando ai piedi della Punta Campana e aggirando il Pizzo del Capraro per poi arrivare a monte Falcone. Dalla cima si gode una bella visuale su ambedue i versanti dell´isola.

Veduta dell’isola da Monte Falcone © Fulvio Spada
Case romane © Fulvio Spada

 

Il mare, le grotte e la magia

L’isola è una vera e propria montagna bagnata dal mare. L’acqua è limpida di colore blu intenso e cambia tonalità in base ai giochi di luce, tra le cavità delle grotte.
Tutta l’isola è riserva naturale, circa metà della costa è zona di riserva integrale e solo i residenti possono accedervi senza però gettare l’ancora. Una delle esperienze che raccomando è di trascorrere una giornata in barca per visitare le grotte più belle dell’isola.

Ricordo ancora quando casualmente ascoltai le conversazioni di ragazzi che erano appena tornati dalla giornata in barca e chiesi informazioni su come partecipare. Eravamo seduti davanti un negozio di alimentari, gestito da una famiglia del posto, che nel locale accanto proponevano aperitivi a base di pesce. Ed erano proprio i proprietari, padre e figlio ad organizzare l’escursione! Loro sono I Freschi e con soli 30€ ci hanno regalato una giornata fantastica: pranzo a bordo con cibi locali, possibilità di fare snorkeling in punti che solo una persona del posto può farti scoprire.

Vedere Cala Bianca è un’emozione che difficilmente si può riprovare e non penso di esagerare con le dichiarazioni. Le coste altissime scendono a strapiombo su un fondo di sabbia bianca, l’acqua è cristallina e di una tonalità di blue da cartone animato, la visibilità sott’acqua è impressionante.

Tra le grotte più famose c’è sicuramente la Grotta del Presepe, famosa per le sue stalattiti e stalagmiti che la fantasia popolare ha associato a figure del presepe, la Grotta del Cammello, antistante l’omonimo scoglio, la Grotta Perciata, che presenta un’apertura sulla sommità da cui entra la luce e il mare si accende così di riflessi azzurri.

Ci sono anche grotte che vanno solo ascoltate a occhi chiusi, come quella del Tuono o della Bombarda. Poi ci sono le Ruttiddi (piccole grotte), dove è d’obbligo fare una sosta bagno e avventurarsi in un tunnel di circa 40 mt, per raggiungere la grotta degli Innamorati, una lingua di sabbia dove si racconta si accoppiassero le foche monache.

 

Tra storia e leggenda

La gente del posto racconta che Punta Libeccio, dove si erge il faro, raccolga l’anima dell’isola. Costruito nel 1860, è uno dei più importanti d’Italia e la sua luce sfiora quella di Capo Bon, in Tunisia. In passato il faro è la residenza del guardiano. Durante la seconda guerra mondiale, al tempo dello sbarco degli Americani in Sicilia, il guardiano di allora ricevette l’ordine di distruggere il faro di Punta Libeccio, ma non lo eseguì, salvandolo da fine certa.
Adesso il faro è stato automatizzato e non ci sono più guardiani. È bello comunque arrivare a Punta Libeccio e immaginare il lavoro di questi uomini, che negli anni si sono avvicendati per garantire la sicurezza dei naviganti. Marettimo è fatta anche di queste storie silenziose, di solitudine e tempesta.

Faro di Punta Libeccio

Dicono che Marettimo potrebbe coincidere con Itaca, patria di Ulisse. Dicono anche che Trovata Marettimo, ritrovi te stesso. Quello che so è che un’esplosione di bellezza e semplicità che porterò per sempre nel cuore.

 

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