Odio Barcellona

barcelona, spain, catalunya

Odiavo Barcellona e nel momento in cui decisi di andare via, dopo averci vissuto quattro, sentii una morsa al cuore perché sapevo che mi sarebbe mancata. Ora vi racconto perché.

Aprile 2016, quattro mesi prima.

Avevo scelto di trasferirmi a Barcellona già da gennaio 2016, ci sarei andata subito dopo la laurea, a marzo. Io e M. lasciammo Bologna e dopo un viaggio lento verso la Francia, raggiungemmo Marsiglia per qualche giorno, poi Montpellier, Toulouse, Bayonne e infine Saint Jean Pied de Port. Si, Saint Jean Pied de Port è proprio la stazione di partenza per iniziare il Cammino di Santiago.

Il cammino durò un mese e una volta giunti a Santiago de Compostela, decidemmo di proseguire fino a Finisterre, la fine del mondo, in tutti i sensi. La World Family, una comunità di hippie e gente da tutto il mondo, ci accolse su una meravigliosa spiaggia sull’oceano Atlantico e invece di fermarci un paio di giorni, restammo almeno altri tre giorni in più.

La vita a Finisterre trascorre lentamente, tutti si conosco per strada e le loro giornate sono scandite da pinchos e cañas, tipico della gente del Nord.

A tutto questo idillio, sarebbe seguito il trasferimento a Barcellona, dato che avrei iniziato un Erasmus Placement, in un’azienda turistica della Catalunya.

Trasferirmento a Barcellona

Non era per me la prima volta qui, l’avevo scelta proprio perché la prima volta mi era sembrata una città fantastica. E lo è, ma non era la città adatta a me dopo l’esperienza appena fatta.

Quando ad aprile arrivammo con un volo diretto da Santiago de Compostela, la vista della fila della gente che aspettava la navetta per raggiungere il centro, mi creò una sensazione di fastidio. Questo mood proseguì per tutta la giornata, dopo l’arrivo a Plaza Catalunya.

I rumori, il traffico, la folla erano tutto ciò che per un mese e mezzo avevo evitato e ora era di nuovo tutto qui.

Metro Barcelona Spain
Metro Barcelona

La prima notte alloggiammo in una stanza presa su Airbnb, in una stradina del quartiere Gracia.

Fin da subito iniziai la ricerca di una stanza a Barcellona e fu davvero dura, data la mia permanenza limitata di quattro mesi, almeno all’inizio. In pochissimi risposero ai messaggi di richiesta per vedere qualche stanza e con loro feci colloqui quasi più impegnativi di quelli di lavoro.

Il mio budget era sui 300-350 euro massimo per una stanza, M. invece aveva deciso di fare Workaway in un paesino a oltre 50 km di distanza da Barcellona. Dopo giorni di ricerca trovai una sistemazione presso una famiglia boliviana, una stanza molto piccola con letto singolo, che avrei condiviso con M., il quale decise di mollare il volontariato e cercare un lavoro nella Ciudad Condal.

Nonostante le ristrettezze di spazio, vivevamo in una posizione fighissima, tra Gracia e Dreta de l’Eixample. Dopo un po’ ci trasferimmo in Carrer de Sicilia, in un appartamento più comodo, alle spalle della Sagrada Familia.

Lavorare a Barcellona

Com’è lavorare a Barcellona? Domanda grossa. Come prima risposta direi dipende. Dipende in che settori cerchi lavoro, dipende da quante lingue sai e da quanta voglia hai di adattarti alle circostanze, almeno all’inizio.

1. L’ambiente è molto competitivo, ci sono tantissime offerte di lavoro ma altrettante persone super qualificate che si sono candidate prima di te. Devi stringere i denti e aspettare. Imparare il catalano è una delle chiavi per accedere a lavori che possono avere una retribuzione più altra, in qualunque settore. Nel frattempo, l’inglese, lo spagnolo e magari anche il tedesco, è il minimo che ti possano chiedere.

2. Se pensi “vado a Barcellona e faccio la cameriera”: quello che ho scritto sopra, nasce proprio dalle esperienze che abbiamo avuto nella ristorazione, oltre a quella nel settore del marketing turistico.

3. Ti chiedono il NIE per la candidatura alle offerte di lavoro, ma il NIE ti viene concesso quando il datore di lavoro compila in tuo favore una dichiarazione di pre-assunzione.

Puoi immaginare quanto sia stato difficile aver avuto il primo impiego per M. : ti serve il NIE per lavorare, ma tu non hai mai lavorato prima a BCN  e inizia il loop. Sarà che siamo in troppi a trasferirci lì e vorranno un attimo complicarci le cose?!

4. E ahimè, lavorare con i connazionali è l’errore più grande che si possa fare, lo fanno in tanti a causa della poca conoscenza delle lingue, ma a livello di casistiche che sono capitate a noi e a gente che abbiamo conosciuto, l’italiano medio proprietario di ristorante o pizzeria, ti pagherà l’ora di lavoro al minimo garantito dal governo spagnolo, 3,97 € all’ora.

Odiavo Barcellona perchè le cose sono state complicate all’inizio e perchè avevo appena concluso una delle esperienze più significative della mia vita.

Ho lasciato vincere il traffico, lo smog, le difficoltà lavorative e il caos. Non le ho concesso il tempo di trovare un equilibrio e cogliere le opportunità che prima o poi mi avrebbe offerto. Ma nonostante il poco tempo, questa città mi è entrata dentro. Qui ti spiego perchè.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: